Perché vivere col passato?

“Non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato.
Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.”


KHALED HOSSEINI, IL CACCIATORE DI AQUILONI

 

Perché non scrivere semplicemente sulla sabbia le cose brutte che sono accadute? Perché non  cancellarle dalla memoria invece di inciderle nel marmo, improntarli nella mente e continuare e ripeterle come un mantra? Perché i fallimenti e le ferite non ci lasciano vivere? Per vivere nel presente bisogna lasciar andare il passato, lasciarlo alle spalle.

Perché vivere nel passato, nell’oscurità? La mente, gioco di illusionismo, risultato delle nostre esperienze passate, è ciò che è diventata con il tempo, proponendoci ricordi del passato. Durante gli anni la nostra mente sta perdendo dei pezzi e collega tutte le vecchie fotografie, giocando con noi, mentendoci.

Perché crediamo di sapere sempre tutto? Perché il nostro spazio mentale è pieno di convinzioni e dogmi? Perché ci priviamo dell’intuizione, della creatività, dello stupore, della meraviglia? Perché abbiamo perso l’umiltà di imparare, di trasformarci, di lasciar andare pensieri e ragionamenti limitanti, giudizi e pregiudizi? Perché non imparare continuamente dalla vita, dalla natura, perché non ascoltarci di più? Perché non guardare il mondo con stupore, dimostrando gratitudine e compassione verso noi stessi? L’energia che c’è dentro di noi ci potrebbe aiutare a scoprire il nostro perché.

Perché è un’illusione pensare di poter vivere nel presente? Perché è importante troncare il vizio cronico della mente di rimuginare e di comprendere tutto attraverso l’esperienza collegata al passato? Perché tra emozioni e pensieri la mente tende a scegliere e trattenere solo alcune di esse? Nello scegliere una sensazione o un ricordo, il cervello sta concentrando le sue energie su un oggetto mentale piuttosto che un altro,  perdendo quello che sta davvero accadendo nel presente, distaccandosi dalla realtà, perpetuando il caos mentale.

Perché la mente sceglie tra sensazioni? Perché si attacca a un ricordo? Perché rivisitiamo i nostri dolori e pensiamo a cose che ci mettono ansia? La mente si trasforma, il tempo si ferma e prende il posto della nostra realtà psichica e tutto questo succede perché non vogliamo lasciar andare il passato.

Perché rimuginare sugli errori porta a rovinare il presente? La nostra mente è stata progettata durante milioni di anni di evoluzione per sopravvivere e riprodursi. La paura che c’è in noi è la figlia della sopravvivenza. Pensare continuamente minaccia pesantemente l’autostima e la fiducia nelle nostre capacità.

Perché “uscire dalla mente”? Perché non concentrarsi sul presente? Il passato è come un fiume, è solo un passato. Non si può cambiare qualcosa che è già successo, ma si può perdonare chi ci ha feriti o ci ha traditi. Con il passare del tempo il rancore si smorza e si diluisce.

Perché perdonare? Il perdono è liberarsi dalle catene – anche se sono catene d’oro – del passato.

 

 

“Il futuro ha molti nomi: per il debole significa l’irraggiungibile; per il timoroso significa lo sconosciuto; per il coraggioso significa opportunità”

Victor Hugo

 

Perché il senso di disagio e fastidio, l’ansia, il terrore psicologico non ci fanno vedere il futuro? Perché è importante credere in se stessi? Perché il meccanismo delle credenze, il modo e ciò in cui crediamo, condiziona il nostro comportamento e la nostra capacità di ottenere risultati?

Perché il passato è solo una nostra distorsione cognitiva? Quando esprimiamo giudizi su un’esperienza lo facciamo confrontandola con un’altra. Le nostre esperienze passate fanno da riferimento per quello che succederà. Le nostre aspettative – costruite nel passato – si confrontano con quello che accadrà.

Perché il passato sembra migliore del presente e perché non amare semplicemente il presente, viverlo intensamente? Per iniziare a vivere è importante concentrarsi sul qui e ora. I fallimenti precedenti si devono abbandonare, non devono limitarci nelle azioni che dobbiamo compiere oggi, non devono accompagnarci, non sono per niente quello che siamo. I fallimenti sono solo dei fallimenti, cioè esperienze passate.

Perché pensare semplicemente alla nuova quotidianità senza aver paura di ciò che potrebbe accadere in futuro?  Vivere nel presente ci permette di apprezzare ogni singolo dettaglio e cogliere la magia e la bellezza che ogni istante racchiude nella sua immediatezza. Essere mentalmente nel presente ci aiuta a vivere in maniera più intensa ed emozionante la vita.

 

“Che tu creda di farcela o non farcela, avrai ragione comunque”

Henry Ford

Perché la fiducia in se stessi non è un fattore genetico che si eredita, ma un meccanismo che richiede tempo, pazienza e costanza, meccanismo che si può apprendere? Per credere in se stessi è necessario uscire dal tipico ragionamento “giusto” oppure “sbagliato” a cui siamo abituati e accettare i nostri errori.  Per credere in se stessi è necessario accettare il nostro passato. Credere in se stessi significa avere fiducia nelle proprie capacità, essere soddisfatti della propria vita e non sentire la necessità di paragonarsi agli altri.

Perché bisogna credere che dopo essere caduti ci si può rialzare e dopo aver pianto si può perdonare? Perché bisogna saper DIRE DI NO e MAI PIÙ alla sofferenza senza sentirsi in colpa? Avere in testa obiettivi chiari, saper ascoltare, assumersi le proprie responsabilità, ammettere i propri errori, considerare le critiche in modo costruttivo, chiedere ciò che si desidera senza aver paura di un rifiuto, non sentirsi frustrati quando le proprie aspettative restano deluse e usare l’ironia e il sorriso per reagire alle situazioni imbarazzanti, entrare in profonda connessione con le altre persone, al punto di riuscire a sentire le emozioni, nostre e altrui  –  tutto ciò vuol dire creare un’identità, la propria identità, la nostra identità presente e non quella di un passato che non ci appartiene.

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