Perché per i Baby Boomers è importante FARE, per il Millenials – SAPERE e per la Gen X – ESSERE?

Perché chiamiamo I Maturi (Tradizionalisti, Veterani, Silent Generation) la generazione dell’immediato dopoguerra? La generazione dei Maturi è interpretata dai rispettosi adulti che hanno vissuto in presa diretta la drammatica esperienza del secondo conflitto mondiale. I tratti caratterizzanti di questa generazione possono essere rinvenuti nell’etica del sacrificio, nel senso civico, nel valore centrale attribuito alla famiglia, nell’importanza riconosciuta al merito, nell’idea del lavoro come dovere. Sono orientati al risparmio.

Perché l’istruzione è vista dai Maturi come una meta agognata? Non avendo potuto portare a termine gli studi, a causa delle ristrettezze imposte dal periodo post-bellico, i Maturi hanno investito notevoli risorse per consentire ai propri figli di realizzare questo sogno. Sono  tradizionalisti,  legati all’etica sociale della modernità, basata sul senso civico, sull’incondizionata fiducia nella scienza e nella tecnica, sull’attitudine a non farsi cogliere impreparati di fronte alle avversità che dovessero presentarsi nel futuro.

Perché i Baby Boomers hanno vissuto come esperienze  l’avvento della scuola e dell’università di massa, l’affermazione della musica rock, la contestazione giovanile e la rivoluzione sessuale,  la rivoluzione culturale, le lotte per i diritti civili, il movimento hippie, il pacifismo e il femminismo? Nati intorno al 1946-1964, figli viziati dell’ottimismo e della crescita economica e demografica del secondo dopoguerra, cresciuti in un’epoca caratterizzata da una vera e propria rivoluzione delle coscienze, privi di preoccupazioni economiche, sono stati liberi di concentrarsi su se stessi, sulla sperimentazione di nuovi stili di vita e sulla realizzazione personale. I tratti specifici possono essere identificati nell’individualismo, nel senso della creatività e nella ricerca dell’innovazione, nel desiderio di rimanere sempre giovani, nell’appannamento del senso del dovere, cui si accompagna la rivendicazione continua dei propri diritti e il rifiuto del principio di autorità, nella visione fiduciosa del futuro, inteso come orizzonte aperto di possibilità, nel consumo anteposto al risparmio, nell’impegno sociale vissuto come esperienza di gruppo.  I Boomers appaiono critici nei confronti del conformismo.

Perché l’ingresso nella terza età viene interpretato dai Boomers in modo attivo, come occasione per riscoprire i piaceri della vita? Grazie alla disponibilità di una maggiore quantità di tempo libero, alla lunga aspettativa di vita, cui si accompagna, nella maggior parte dei casi, una buona stabilità finanziaria, i Boomie sono i clienti ideali per i marchi di lusso in una serie di settori. Sono attenti alla forma fisica e   alla cura della pelle. Fanno debiti e acquisti a rate, amano il loro lavoro.

Perché l’espressione “X” descrive la generazione più sfortunata? Cresciuti in un periodo di crisi occupazionale e di recessione, gli appartenenti alla Generazione X hanno dovuto trasformarsi in “imprenditori di se stessi”, pronti a interpretare la vita come sfida, l’istruzione – come mezzo per emergere, sviluppando un atteggiamento disincantato e scettico. Da qui derivano gli aspetti positivi, come l’indipendenza dagli schemi ideologici, l’attenzione per le tematiche ambientali, l’impegno nel campo del volontariato, ma anche i difetti, come pessimismo, sfiducia e insicurezza. Il passaggio alla postmodernità rappresenta l’esperienza fondante per questa generazione.

Perché si parla dell’archetipo del “nomade” quando si parla della Generazione X? I  Gen Xers, nati intorno al 1963-1980, hanno un atteggiamento pragmatico, orientati a non fidarsi delle istituzioni e dei movimenti collettivi e a cercare individualmente la propria strada nella vita. Hanno vissuto eventi storici epocali come la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda.

Perché i Gen Xers sono stati pionieri delle prime grandi rivoluzioni tecnologiche in termini di comunicazione?  Con loro si passa da un modello comunicativo informativo all’intrattenimento puro: videogame, sale giochi e cartoni animati. Descritti come cinici, scettici e senza valori, sono una generazione molto intraprendente e tecnologica. A loro si deve l’espansione di Internet.

Perché la Generazione  Y (Millennial Generation, Net Generation, Echo Boomers, Thumb Generation) è focalizzata sull’hic et nunc? La Generazione  Y comprende i nati intorno al 1980-1995. È la generazione che ha familiarità con le nuove tecnologie e la rete. I Millennials sono tolleranti e individualisti, a volte narcisisti, ambiziosi e competitivi, capaci di assecondare il desiderio di brevità, velocità, densità. Animati dalla sete insaziabile di gratificazioni istantanee e di ricompense frequenti (Trendwatching, 2006) i Millennials si sono abituati a vivere in un universo fatto su ordinazione e con disponibilità immediata, ove l’imperativo è “cogliere al volo le occasioni”. La rivista Wired ha coniato l’espressione “snack culture”, per definire le pratiche di consumo di questa generazione, basate sui piccoli assaggi (sms, tweet, web-episodes, podcast, ecc.), chiamati a riempire ogni istante della vita quotidiana, come gli snack (Miller, 2007).

Perché i Millennials sviluppano l’archetipo dell’eroe? Howe e Strauss segnalano i tratti distintivi di questa generazione: i suoi membri sono cresciuti con la sensazione di essere speciali, figli desiderati di adulti che hanno riscoperto il valore della genitorialità. Si sono sempre sentiti al riparo dai pericoli, grazie alla sottile ragnatela di regole, impegni strutturati e prescrizioni comportamentali messa a punto da genitori iper-protettivi. Appaiono fiduciosi, felici dell’esistenza che conducono e ottimisti riguardo al futuro. Sono portati al lavoro di squadra, grazie ai nuovi modelli educativi, che enfatizzano l’apprendimento collaborativo e l’egualitarismo. Risultano impegnati a raggiungere i propri obiettivi professionali, per i quali fanno piani a lunga scadenza. Considerano in chiave strumentale i titoli di studio, come mezzi per raggiungere le opportunità e i risultati più appetibili. Vivono continuamente sotto pressione e risultano conseguentemente stressati, avendo interiorizzato in famiglia l’idea che il successo sia la naturale conseguenza degli sforzi individuali. Appaiono rispettosi delle norme e delle convenzioni, disponibili ad abbracciare tutte le misure che promettono un rafforzamento della famiglia, con il rischio tuttavia di vivere chiusi entro una sorta di dorata black box, che li sottrae al confronto con una maggiore varietà di stimoli intellettuali.

Il tratto distintivo di questa generazione – definita anche Generation Me – è il crescente divario tra le aspettative e la realtà (Twenge, 2006). Collocati su un piedistallo fin da piccoli, educati a credere in se stessi e a cercare sempre il meglio, i ventenni e i trentenni di oggi si sono trasformati in giovani “adulti non ancora adulti”, insicuri, abituati a coltivare sogni e desideri illimitati, messi a dura prova dalla difficile congiuntura economica e da un mondo del lavoro sempre più competitivo. Twenge evidenzia in loro cinismo, richiesta di affetto, ansia e depressione, una ridotta sensibilità ambientale e una scarsa propensione a impegnarsi nell’ambito di iniziative di carattere civico (in netta controtendenza rispetto alle previsioni formulate da quanti si sono occupati della generazione dei Millennials).

Perché i Millennials fanno shopping in modo più selettivo rispetto alla generazione precedente? Il loro potere d’acquisto dei Millennials è diminuito e la loro consapevolezza è aumentata. Comprano non per avere ma per essere, per costruire una identità. Devono apparire, devono far parte del branco. Ad ogni prodotto corrisponde uno status symbol. Amano fare shopping online. Girano per negozi, ma raramente acquistano qualcosa. Abituati a conservare i soldi per permettersi qualcosa di costoso si rivolgono a marchi low cost. Adorano gli oggetti costosi come gli smartphone e altri supporti tecnologici, ma sono anche grandi esperti di risparmio.

Perché la Generazione Z (iGen, Post-Millennials, Centennials, Zoomers, Plurals, Homelanders, Social e Selfie Generation) –  i nati intorno al 1995-2010 – sono considerati come avvezzi all’uso della tecnologia e i social media? La Generazione Z è la prima generazione nativa digitale, con diffuso utilizzo di Internet sin dalla nascita. È la prima generazione mobile-first della storia. Con questa generazione entriamo nell’era degli influencer e di chi si fa influenzare, dei finsta e rinsta, l’attivista e l’individuo.

Perché con la Generazione Z nasce il finsta e il rinsta? Il finsta, il cosiddetto “falso” account privato di Instagram, è utilizzato unicamente per amici intimi e per la famiglia e il rinsta, l’account “normale” curato e pubblico. La Generazione Z tende ad avere più account attraverso le varie piattaforme di social media.

Perché la social e selfie generation è così abile nel manipolare il mezzo per costruire influenza, guadagnare soldi e scoprire brand e nuove idee? Crescendo con Facebook, YouTube, WhatsApp, Snapchat e Renren, piattaforme dove la Generazione Z socializza, si informa, guarda video e ritaglia identità multiple questi giovani adulti e adolescenti vivono online.

La Generazione Z attribuisce valore a fattori quali stile, sostenibilità, unicità e flessibilità.

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