Perché desideriamo avere dei figli?

Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. 

“Lettera a un bambino mai nato” – Oriana Fallaci

 

Perché  l’atmosfera materna inizia nel periodo della gravidanza e non ha limite? Per maternità interiore (Ferrara Mori, 2006) si intende “un processo di sviluppo dell’identità femminile e un processo di elaborazione di rappresentazioni mentali. È il luogo delle fantasie, delle emozioni, dei desideri, dei sogni, è il bambino fantasmatizzato interno che diventerà il bambino reale”. Il concetto di maternità interiore costituisce il mondo della relazione della madre col figlio, da quando lo concepisce fino alla nascita. Lo stato psichico della maternità è intimità e condivisione, è silenzio e parole.

Perché il periodo della gravidanza è fondamentale per preparare la madre e il padre a sviluppare nel loro mondo mentale uno spazio adatto per riflettere sul bambino non ancora nato? Il lavoro della gravidanza (Brazelton, Cramer, 1990) è il processo psicologico di adattamento alla nuova realtà e di elaborazione dei cambiamenti rispetto alla vita precedente e può essere distinto in tre periodi. Ognuno corrisponde ad un diverso stadio dello sviluppo fetale. Nel primo periodo i genitori rivivono la loro infanzia e le difficoltà di crescita affrontate, la madre sviluppa bisogni di dipendenza molto forti e sentimenti ambivalenti nei confronti del feto. Nel secondo periodo la percezione dei movimenti fetali induce la madre a individuare il feto come diverso da sé e come possibile oggetto di relazione affettiva che si sviluppa attraverso le fantasie che i genitori producono sul bambino. Nel terzo periodo il bambino viene vissuto sempre di più come individuo capace di interagire e la madre sviluppa il suo attaccamento personificando il rapporto con lui. I nove mesi della gravidanza si accompagnano a cambiamenti graduali che riguardano il corpo e la mente della donna. Questo tempo necessario alla maturazione e all’accrescimento fetale è necessario anche alla maturazione delle competenze genitoriali che sono alla base del legame madre-figlio. Per Winnicott (1953) questo tempo potenziale della gravidanza è un’area transizionale o spazio potenziale che viene a crearsi fra madre e figlio nel primo anno di vita. L’area transazionale è l’area del rapporto fra due persone, a mezza strada fra reale e immaginario.

Perché il “bambino immaginario” inizia a prendere forma nella mente dei futuri genitori prima ancora che sia nato? Le fantasie diventano una proiezione dei propri desideri più nascosti. Selma H. Fraiberg, psicoanalista statunitense, distingue tre bambini: il bambino della mente (un figlio che si costruisce nella mente del genitore sulla base dei propri “fantasmi” inconsci), il bambino del cuore (coinvolge i genitori e le loro famiglie di origine nel progetto affettivo) e il bambino reale, che con la sua presenza comporta un ridimensionamento e disillusione. Per Fraiberg, il processo per diventare genitori attiverà una trasformazione straordinaria nel genitore: lo maturerà, perfezionando quell’identità personale.

 

Mi son sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?”. 

La vita è una tale fatica, bambino. 

“Lettera a un bambino mai nato” – Oriana Fallaci

 

Perché il desiderio di un figlio è presente in noi prima di crearne uno? Il desiderio di diventare genitori è nel gioco e nella fantasia dei genitori durante i loro primi anni di vita (Pines,1977). Il desiderio di maternità nella bambina apparirebbe precocemente (Vegetti Finzi, 1990).

Perché i vissuti della donna contengono una remota fantasia femminile, chiamata il “bambino della notte”? Il “bambino della notte” che la futura donna porterà in sé per sempre verrà messo a confronto, a livello inconscio, con il bambino reale che ella genererà quando sarà diventata donna. “Il bambino della notte” è un bambino fantasticato, un fantasia di intimità vissuta nello spazio affettivo che la bimba condivide solo con la madre, spazio mentale in cui accogliere il figlio prima fantasticato. Si tratta di un vissuto di creatività e di autonomia che ha animato il suo gioco solitario, quando ancora bambina pensava alla propria capacità di fare bambini e al proprio bambino (Vegetti Finzi,1990). Nell’attaccamento alle bambole della bimba di due anni si evidenziano elementi del comportamento con gli oggetti transizionali (Winnicott, 1989). Gli oggetti transizionali appartengono al regno dell’illusione, un illusione per cui il bambino crede che ciò che inventa esista realmente. Il maschio desidera avere un bambino in identificazione con la madre. Lo sviluppo del desiderio di un bambino nel maschio è analogo a quello della bambina, in quanto anche nel maschio c’è identificazione con la madre. Per qualche tempo entrambi i sessi vivono in questo mondo di illusione, in cui realtà e immaginazione confluiscono liberamente l’una nell’altra. La bimba può sostenere la fantasia di avere la pancia ma non di partorire. Le fantasie adolescenziali, come quelle infantili, non assemblano dati reali.

Perché il desiderio di gravidanza e il desiderio di maternità non sempre coincidono? Una gravidanza a volte ha nulla a che fare con il desiderio di occuparsi e di accudire un bambino. Per Pines (1972) “nel desiderio di un figlio può prevalere da un lato il bisogno narcisistico di provare che il proprio corpo funziona come quello della madre oppure prevalere la disponibilità ad occuparsi e prendersi cura di un bambino”. È necessario che questa disponibilità evolva e maturi affinché si possa realizzare una “gravidanza psicologica” (Ferrara Mori, 2008).

Perché il passato della mamma riemerge nel corso della gravidanza? La separazione biologica che avviene col parto e il dolore che l’accompagna costituiscono un brusco taglio dell’esperienza immaginaria: “il Reale fa un’irruzione massiva, terribile, nella relazione col bambino” (Lebovici, 1983). Il “bambino del sogno” (Soulé, 1982), oggetto investito narcisisticamente, è sostituito dal “bambino reale”, il quale nell’economia psichica materna deve assumere ora il posto fino a quel momento occupato dal bambino dei fantasmi. Il “lavoro di prova di realtà”, come lo chiama Lebovici, è indispensabile perché possa instaurarsi una positiva relazione tra la madre ed il neonato.

Perché fare il genitore è molto complesso? La crescita dei figli richiede un continuo cambiamento da parte dei genitori, alla ricerca di nuovi modi di rapportarsi con loro.

Perché per le madri la maternità non è più l’unica fonte di identità? Le madri trovano nell’istruzione e nella carriera altre dimensioni importanti per la loro realizzazione personale.

Perché è difficile il mestiere della madre? Fin dalla gravidanza e poi alla nascita del figlio, la madre vive un’ambivalenza emotiva: da un lato, prova un sentimento di protezione, un desiderio intenso di accudimento, di vicinanza, di oblio del mondo esterno; dall’altro è in preda ad emozioni forti, alla paura di non riuscire ad essere contestualmente una madre e una persona (E. Rosci, “Mamme acrobate”).

Perché non si nasce genitori ma lo si diventa? Per i genitori non ci sono delle regole: ogni individuo è diverso dagli altri e da questo ne derivano diversi atteggiamenti, convinzioni, regole, abitudini. Crescere i figli richiede un continuo cambiamento, una continua crescita.

Perché i figli danno l’opportunità di crescere? Perché avere un figlio è una occasione di sviluppo? I genitori aiutano i figli a crescere e maturare, i figli sono un’opportunità di cambiamento per i genitori, in quanto si modifica il loro modo di vedere e considerare se stessi, la vita e i rapporti con gli altri. I genitori imparano a rinegoziare il proprio rapporto con i figli. I figli aiutano i genitori a vedere il mondo attraverso una nuova ottica e insegnano ai genitori tante belle cose.

Perché l’attenzione e la sensibilità dei bambini aiutano i genitori a comprendere la vita? La velocità e la flessibilità con cui i bambini accolgono nuovi aspetti del mondo che li circonda fa in modo che i genitori imparino da loro. Il rapportarsi con i figli è, per i genitori, una grande opportunità per cogliere spunti e risorse per rivedere la propria prospettiva.

 

 Molte donne si chiedono: mettere al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, perché abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato alla guerra o da una malattia?

“Lettera a un bambino mai nato” – Oriana Fallaci

 

Perché ogni mamma e il suo bambino sono unici, con la loro storia e le loro emozioni? La scelta di avere un figlio può avere varie motivazioni di natura intrapsichica, interpersonale, culturale e sociale. Ognuno attribuisce alla maternità e paternità differenti significati, fantasie, sogni, scenari, suoni, immagini ed emozioni.

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