Perché comprare meno ma meglio?

Perché si parla tanto di sostenibilità? La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. In ambito ambientale, economico e sociale, essa è il processo di cambiamento nel quale lo sfruttamento delle risorse, il piano degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e le modifiche istituzionali sono tutti in sintonia e valorizzano il potenziale attuale e futuro al fine di far fronte ai bisogni e alle aspirazioni dell’uomo.

Perché il concetto di sostenibilità significa diverse cose per diverse nazioni? Per il 41,6% dei francesi e per il 40,7 degli italiani la sostenibilità inquadra il rispetto dell’ambiente nei processi di produzione, mentre per il 47,1% degli americani è la natura non inquinante dei materiali utilizzati. Per il 30,3% dei tedeschi la sostenibilità riguarda le condizioni di lavoro.

Perché l’industria della moda sta producendo 100 miliardi di capi all’anno? Ne abbiamo veramente bisogno? Ogni anno acquistiamo circa 80 miliardi di nuovi capi d’abbigliamento: 4 volte di più rispetto a quanto consumavamo negli anni ‘90. Si dice che il 99% di quello che stiamo comprando non ci serve affatto.

Perché dopo aver usato il capo qualche volta ci stanchiamo e lo gettiamo via? Secondo le Nazioni Unite l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato. Rispetto al 2000 il consumatore medio acquista il 60% di abiti in più.

Perché il settore della moda, dopo quella del petrolio rappresenta la seconda industria più inquinante del mondo? Le fibre sintetiche come il nylon, l’elastan e il poliestere hanno gli effetti peggiori sull’ambiente essendo materiali plastici, derivano dal petrolio e per la loro produzione il settore dell’abbigliamento utilizza 98 milioni di tonnellate di risorse non rinnovabili.  La viscosa, fibra artificiale che viene ricavata dalla cellulosa, ha un processo produttivo altamente inquinante. La produzione della lana, fibra naturale,  causa elevate emissioni di metano. Il cotone, richiede circa 11.000 litri d’acqua per produrre un chilo di materiale.  Per una t-shirt si usano 2700 litri in media. Il terreno viene trattato con fertilizzanti e pesticidi invasivi. Il cotone biologico rappresenta solo l’1% della produzione mondiale e necessita di più risorse poiché non è modificato geneticamente per massimizzare la produzione. Un  paio di jeans inquina tanto nelle fasi di manifattura e di tintura del denim. In queste fasi si impiegano metalli pesanti i cui residui finiscono nell’ambiente causando problemi ormonali nei pesci e danneggiando la vita riproduttiva acquatica.

Perché la mentalità dei consumatori sta cambiando?  “Less is more” è la preferenza per beni di qualità superiore. Il motto reduce, reuse, recycle è il motto del mercato dell’apparel di seconda mano e “il guardaroba del futuro” secondo James Reinhart, CEO e co-fondatore di ThredUp. Il valore di questo mercato guadagnerà sempre più spazio nell’armadio dei consumatori.

Perché è importante cambiare le proprie abitudini di consumo? Gli utenti hanno iniziato a verificare se un brand è etico e sostenibile prima di pagare, a scegliere la qualità piuttosto che la quantità di vestiti e a scambiare vestiti che non indossano più con familiari o amici. Ripensare le basi del sistema su cui si regge la nostra abitudine a riempirci l’armadio è basilare. Come consumatori siamo dipendenti dal meccanismo  chiamato shopping per ragioni psicologiche e neurologiche per le quali il nostro cervello reagisce all’acquisto dandoci un senso di gratificazione.  Compare vestiti di qualità migliore, ma comprarne meno. La moda è la prima che ci insegna che less is more. Perché non imparare bene la lezione?

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